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martedì 30 novembre 2010

Recensione a "Pater Noster", di AA. VV. - a cura di A. Borla

Una sigla che a volte invoglia il lettore indeciso, fiducioso che tra tanti autori di sicuro ce ne sarà qualcuno che ha scritto un bel racconto. Nel nostro caso la scelta non delude. Pater Noster, una preghiera, forse la più conosciuta, altro non è che una serie di dodici versi e ognuno di essi diventa per l'occasione il titolo di un racconto. Horror, thriller, fantastico e intimistico si susseguono pronti a soddisfare i gusti di tutti. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo inizia con una domanda che è una premessa: cosa induce un prete a recarsi in carcere per portare un santino a un detenuto?
E Piero Scacchi, il destinatario del santino, in che modo potrebbe aiutare il prete?
A Piero piacciono i racconti, è senz'altro la persona più indicata per entrare nella psicologia dei personaggi, e così ci accompagna in un viaggio che fa da corollario, iniziando in una clinica psichiatrica per poi continuare tra suocere assassine.
"Attento a ciò che desideri" potrebbe essere il motto di un sito internet, mentre delle semplici parole potrebbero trasformarsi in uno strumento atto a decretare la fama e il successo altrui.
Una corsa affannosa per sfuggire a una condanna sommaria ci squasserà il petto, presagi che vengono dal cielo potrebbero confonderci e mettere in discussione la nostra fede e, ancora, ciò che fino a un attimo prima rappresentava il nostro ideale potrebbe rivelarsi una verità troppo banale per volerla accettare.
Ci chiederemo se Sophie sia una vittima sacrificale o pioniera di una nuova era. Percepiremo in maniera palpabile il senso di colpa di Renaud e l'ossessione per un sex symbol, e soprattutto capiremo quando quella che agli altri sembra follia diventa la consapevolezza del male che affonda le sue radici fino a toccare punti profondi.
Pregare per un innocente, è questo che vuole si faccia Don Michele. Tuttavia, dopo aver letto l'intero libro, avremo molti dubbi in più: ci chiederemo se la vittima è sempre innocente in quanto vittima o se talvolta è più colpevole del suo assassino. Piero Scacchi comprende, il motivo della reticenza del "colpevole" è sotto i suoi occhi, innocenza e colpevolezza diventano due concetti suscettibili di diverse interpretazioni, si intersecano, si intrecciano fino a confondersi.
Andrea Borla, il curatore, ha abilmente introdotto una sorta di preparazione all'epilogo, traccia una rotta, e tutti gli autori assolvono egregiamente il loro compito, attenendosi rigorosamente al tema del verso. Nessun racconto è l'inizio o il prosieguo di un altro, nessuna storia somiglia a un'altra e questo fa sì che l'attenzione del lettore sia sempre desta. Percorriamo l'itinerario costruito per noi con emozione, riflettiamo sui temi scottanti trattati e l'ultimo titolo, Amen, lo lasciamo un attimo sospeso, lo pregustiamo e nello stesso tempo avvertiamo il doloroso senso del distacco.

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