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giovedì 9 giugno 2011

Le recensioni di Bruno Elpis - La paura fa 90 (90 racconti da 666 parole) - continua


Considerato il successo di pubblico dell’antologia progettata da Braviautori.it e curata da Alessandro Napolitano (il libro sta registrando performance da autentico bestseller:
http://ilmiolibro.kataweb.it/vetrina.asp?action=bestsellermese), propongo come invito alla lettura dell’intera raccolta un’altra selezione di racconti. Senza nulla togliere a quelli che qui non nomino o non ho citato nel mio precedente articolo. Per loro, l’appuntamento è infatti soltanto rimandato.Il mio presente intervento trae spunto dal vivace forum dedicato a “La Paura fa 90” di www.braviautori.it, ove si susseguono commenti e impressioni di autori e non.
Il link completo per chi volesse contribuire al dibattito è:
www.braviautori.com/forum/viewtopic.php?f=11&t=3303 Il forum (vox populi, vox dei) ha manifestato a più riprese interesse per “Plexiglass” di Ariase Barretta: un autentico incubo in controluce, che mi ha scatenato un istinto claustrofobico che non credevo di avere. Ne “Il signor Nascosto” di Diego Di Dio la personificazione delle paure infantili si garantisce continuità esistenziale migrando da un ottantenne alle sue nipoti. Dante Esti, altra segnalazione della vox populi, dipinge in “Acido lisergico”, con le tinte del sangue, la paura che le sperimentazioni scientifiche possano produrre mutilazioni e vittime. Fabio Granella ci conduce per mano nella giostra del terrore con “Il ragazzo del luna park”. E lo fa con spietatezza: simulando. E’ di Giuseppe Guerrini “Il demone dell’autostrada”. La sua creatura ghignante, con lo sguardo rifrangente fatto di puro odio, ha già turbato i sonni di qualche lettore. Che evidentemente ha colto gli importanti ammonimenti sottostanti. Non manca, nella raccolta, un triangolo maledetto: quello di Alex Panigada che, in “Lui, Lei, l’Altro” articola la sua prosa attraverso l’estetica e la grafica di una poesia.Lorenzo Pompeo mi ha fatto riflettere con “Il ladro del silenzio”: l’immaterialità della vicenda, occorsa in un giorno inesistente, rimanda per contrasto a temi drammaticamente paurosi della nostra attualità. Antonietta Terzano ambienta la sua “Scary” in un casolare a Torino, città mesmerica per gli ectoplasmi.
E la mia mente va, per un’analogia che non svelerò, a un racconto di Poe. E queste sono soltanto pillole…

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